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Articles by: Roberta Michelino

  • Arte e Cultura

    Un’affascinante retrospettiva su Dante Ferretti al Moma

     Si aggira tra i maxischermi sui quali sono proiettatti  le scenografie dei suoi film più famosi, si sofferma sulle immagini che gli evocano ricordi di un tempo passato, scruta i dipinti dagli accattivanti giochi di luce e ombra e sorride soddisfatto. Dante Ferretti, uno dei più famosi ed originali scenografi italiani nel mondo, ha presentato la sua mostra in un’ampia sala del Moma di New York. Deve il suo successo alla sua straordinaria vena creativa, alla sua magistrale versatilità ed alla sua meticolosa professionalità. Molti registi si sono contesi il suo geniale

    lavoro, basti citare alcuni esponenti del cinema italiano (Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Elio Petri, Ettore Scola, Franco Zeffirelli, Federico Fellini) e del cinema internazionale (Jean-Jacques Annaud, Martin Scorsese e Niel Jordan). Ha ricevuto importanti riconoscimenti, come premi Oscar, David di Donatello e numerose nomitations.

    i-Italy ha incontrato Ferretti al Moma insieme al professore Antonio Monda che ha partecipato alla realizzazione della mostra.

    i-Italy: E’ la prima volta che il Moma dedica un’esposizione ad uno scenografo italiano...

    Dante Ferretti: Sono felicissimo, non me l’aspettavo. Sono stato molto aiutato da Antonio Monda e da Marina Segona, grazie a loro ho conosciuto i curatori del Moma Jyette Jensen e Ron Magliozzi. Ma sono passati cinque anni prima che la mostra venisse definitivamente allestita.

    i-Italy: Cosa porta dentro questa mostra?

    D.F.: Ho messo a disposizione solo una parte del mio lavoro. Se avessi consegnato tutte le mie opere avrei dovuto riempire l’intero Moma! Quando sono venuti i curatori al mio studio hanno scelto una serie di disegni, bozzetti e film. Proprio in quel periodo avevo organizzato la mostra di Fellini alla Pelanda a Roma. L’avevo chiamata “Labirinto Fellini” perchè la proiezione dei film sui maxischermi creavano uno scenario labirintico. Quell’esposizione è stata un’ispirazione per l’organizzazione della mostra a New York.

    i-Italy: Prima l’ho vista passeggiare tra gli schermi... cosa pensava?

    D.F.: Sono tornato indietro con la memoria e con il tempo. Mi sono soffermato soprattutto sullo schermo che produceva il primo film sul quale ho lavorato qui a New York intitolato Ciao Maschio di Ferreri.

    i-Italy: Sono però vent’anni che non fa film in Italia, non possiamo sperare in un ritorno italiano?

    D.F.: E’ vero. Ho fatto solo due film in Italia in questi ultimi vent’anni, Tito e Gangs of New York. Spero di ritornare in Italia, in fondo e sempre casa mia e mi manca moltissimo. Però alla fine vado dove mi porta il cinema.

    i-Italy: Antonio cosa hai provato quando hai visto allestire questa mostra?

    Antonio Monda: L’idea che ha sedotto tutti è quella che si vede intorno a noi, ossia quella di ricreare un labirinto. Lo stesso scenario è stato preso in prestito da una mostra di Dante su Fellini presentata a Roma tre anni fa. Siamo molto felici di aver ottenuto il meraviglioso orologio di Hugo Cabret, gli imponenti leoni situati all’ingresso, i sorprendenti lampadari di Salò e le statue di Arcimboldo. Fino all’ultimo momento ci sono stati dei piccoli problemi tecnici, ma solo perchè esigevamo la perfezione per celebrare questo grande artista.

    i-Italy: Ieri sera abbiamo visto Martin Scorsese presentare la mostra...

    D. F.: Ho collaborato con Scorsese per la realizzazione di otto dei suoi film. Una volta ho lasciato tutto quello che stavo facendo, ho preso il primo aereo e sono corso nel suo studio. Ne avrei dovuti fare di più ma non sempre è stato possibile rimandare altri lavori.... 

    A.M.: Scorsese ci teneva  tanto ad esserci alla presentazione di questa mostra. Considera Dante un genio del suo settore ed un eclettico.  I film che il regista gli ha commissionato sono tutti diversi e lui e sempre stato eccelso ed  originale nelle sue scenografie.

  • Arte e Cultura

    Oggi si parla del Mefistofele di Boito

    Ha solo 23 anni Matthew Aucoin ma già vanta una brillante carriera: è il più giovane assistant conductor nella storia del Metropolitan Opera di New York, è poeta, compositore, direttore d’orchestra e pianista. Nel 2012 ha conseguito la laurea ad Harvard University con il massimo dei voti e gli è stato dato di ricente assegnato l’incarico coordinare il programma delle opere del Metropolitan Opera e del Lincoln Center Theater. La Fondazione Monini e il direttore artistico del Festival Giorgio Ferrara hanno deciso di premiare la sua genialità  conferendorgli  il Premio Speciale Una finestra sui Due Mondi.
     

    Stefano Albertini, Direttore della Casa Italiana di NYU, ha accolto  il giovane compositore a discutere della tematica e della complessità dell’opera. Il pubblico lo ascoltava assorto e concentrato. Tra eloquenti spiegazioni e musica è riuscito ad accattivare la platea con una delle composizioni più ricche e complesse di Boito.

    Durante l’evento è intervenuto anche il Maestro James Bagwell per approfondire la rilevanza di alcuni concetti rigaurdanti questa monumentale opera lirica. Il coro sinfonico Collegiate Chorale presenterà il Mefistofele il 6 Novembre al Carnegie Hall.

    Matthew ha illustrato l’opera spiegando che Boito nel 1868 inscenò alla Scala l’imponente dramma musicale Mefistofele, all’interno del quale c’era anche il famoso  Faust di Goethe. Al suo debutto l'opera fu considerata un clamoroso fiasco, perchè tacciata di essere un plagio dei lavori di Wagner. Dopo appena due rappresentazioni, a causa d’imbarazzanti disordini verificatisi in teatro, si decise di interrompere le messe in scena. Soltanto quando Boito ridusse magistralmente tutta la partitura l’opera divenne un successo. Il pubblico nel 1875 a Bologna l’accolse con grande clamore.

    Il giovane musicista ha estrapolato uno stralcio del prologo del Mefistofele : Son lo Spirito che nega sempre, tutto; l'astro, il fior. Il mio ghigno e la mia bega turban gli ozi al Crëator. Voglio il Nulla e del Creato la ruina universal. Parte son d'una latèbra del gran Tutto: oscurità .Son figliuol della Tenèbra che Tenèbra tornerà. Rido e avvento - questa sillaba:"No".

    Da questa lettura si può evincere che il nichilismo di Mefistofele è la vera essenza del male, un male inteso come negazione dalla quale viene a sua volta generato il bene. In tutta l’opera di Boito è presente questo dualismo, ossia il constante alternarsi dell’incontro-scontro tra il bene ed il male, tra l’oggetto e il soggetto, presente nella narrativa Goethiana e che sottointende e sostiene l’opera filosofica di Hegel, suo amico e “maestro”. Da tale lotta però a prevalere sarà il bene. L’autore è riuscito ad armonizzare queste due sfere equipollenti attraverso una critica ed al tempo stesso un elogio alla negatività. Il suo nichilismo si trasforma in un valore positivo mediante un lungo processo dialettico.

    L’evento si è concluso sulla melodia del giovane compositore che ha suonato al pianoforte uno stralcio del Mefistofele. Il pubblico ha ascoltato in estasi fino all’ultima nota il rigore e il genio di un artista allo stesso tempo creativo ed eclettico .

      

  • Arte e Cultura

    Belcanto: l’emozionante eredità di Luciano Pavarotti

    Gli spettacoli “T’Ammore The Spirit of Naples” e “Belcanto, the Luciano Pavarotti Heritage” sono  sbarcati nella Grande Mela e sono stati accolti dal pubblico newyorkese con grande clamore. Il teatro New York City Center era gremito. La platea ha assistito assorta ed emozionata ad un’esibizione fatta di danza contemporanea, musica classica e canto popolare. Le due rappresentazioni si sono fuse per dar vita ad un’opera teatrale unica ed originale.

    A dare il via al concerto è proprio  “T’ammore”, spettacolo di musica e danza che dà omaggio alla canzone antica napoletana ed al ballo tradizionale più conosciuto del Sud Italia, la tarantella.  Sonorità intramontabili e coreografie popolari sono state rivisitate ed adattate ad una sfera contemporanea. Il produttore Luigi Caiola, che collabora da 17 anni con il maestro Ennio Morricone, ha portato nei teatri di tutto il mondo questa rappresentazione teatrale.

    Le cantanti Annalisa Madonna e Nicoletta Battelli hanno proposto antichi brani napoletani arrangiati dai musicisti Gino Magurno e Renato Salvetti

    Il momento più raccolto e intimo della loro esibizione è stato raggiunto con la toccante interpretazione della poesia di Salvatore di Giacomo “Era de Maggio”.

    Il sipario si chiude sul primo tempo e alla riapertura un gruppo di 15 cantanti lirici vestiti di bianco prorompono sul palco. La loro performance è accompagnata dall’Orchestra “Spoleto Lab” diretta dal Maestro Pasquale Menchise e composta da musicisti selezionati da diverse regioni italiane con curricula impinguati di esperienze artistiche prestigiose. Lo spettacolo Belcanto è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Luciano Pavarotti presieduta da Nicoletta Mantovani. L’obiettivo è quello di omaggiare l’indimenticabile Luciano attraverso l'esecuzione di arie d'opera e di brani di musica pop dal respiro internazionale, eseguiti secondo i canoni estetici e stilistici del Belcanto italiano.

    I giovani sono stati selezionati dalla stessa Fondazione che ha dato loro un importante insegnamento: non smettere mai di studiare. Proprio come Pavarotti, che si è dedicato allo studio fino all’ultimo giorno della sua vita. Molte sono state le famose arie interpretate dai talentuosi giovani: La donna è mobile dal Rigoletto di Verdi, Ci lasceremo alla stagion dei fior e Quando men vo da La Boheme di Puccini, Largo al Factotum da Il Barbiere di Siviglia di Rossini, Recondita Armonia da Tosca di Puccini.

     Verso la fine del concerto il pubblico ha iniziato ad intonare le note di Prayer insieme agli artisti “Sogniamo un mondo senza più violenza, un mondo di giustizia e di speranza, ognuno dia la mano al suo vicino simbolo di pace e di fraternità”. Dietro il coro compare una gigantografia di Pavarotti sorridente. E’ quello che il Maestro avrebbe fatto se avesse potuto assistere al perpetuarsi del suo canto e dei suoi insegnamenti. E noi vogliamo immaginarcelo proprio così. 

  • Arte e Cultura

    Dal Salento arriva Don Pasta ed è musica!

    “Se hai un problema aggiungi l’olio”, questo è il motto di Daniele de Michele, in arte Don Pasta.  Originario del Salento, laureato in economia ma con la passione per la musica grazie alla quale ha girato tutta l’Europa. E’stato proprio a Parigi che gli amici gli hanno affibbiato lo pseudonimo di Don Pasta, dopo un fine serata trascorso ai fornelli a cucinare un tipico piatto di pasta italiana accompagnato da buona musica. Da quel momento nasce in lui l’idea di approfondire il binomio musica-cucina scrivendo libri e promuovendo spettacoli.

    Nel suo libro “La parmigiana e la rivoluzione”  spiega il perchè cucinare è un atto politico. La scelta di scrivere un libro a guisa di “Manifesto Militante” è derivata dalla scoperta che l’Ilva, oltre ad aver ucciso molte persone, aveva inquinato le cozze di Taranto. 

    Ad ispirare Don Pasta a scrivere questo libro peculiare è stato Erri De Luca con il suo libro “Tre Fuochi”, nel quale quest’ultimo rievoca il ricordo della madre che preparava la parmigiana di melanzane e degli odori di cibo che pervadevano l’ambiente. 

    Don Pasta ha scritto parole di grande stima nei confronti dello scrittore partenopeo:"Erri De Luca potrebbe tranquillamente denunciarmi per plagio. Ho bevuto, masticato, rubato il suo modo di scrivere, il suo pensiero, la sua rielaborazione della prassi politica. Confesso serenamente che un suo breve testo, Tre fuochi, in omaggio alla parmigiana di sua madre, è all’origine del mio lavoro. Sono spesso andato a chiedere soccorso ai suoi libri nell’epoca degli smarrimenti".

    La redazione di i-Italy rivolge qualche domanda  a Don Pasta prima che inizi il suo spettacolo musicale e culinario.

    Cosa ascolti mentre cucini?

    La colonna sonora in cucina cambia decisamente a seconda delle cose che cucino... se cucino con e per gli amici sicuramente ho ritmi più festosi, cose allegre e che mi danno ritmo perché magari cucino tante cose, una cumbia, il reggae, etc. Se invece cucino in famiglia tutto è molto più tranquillo, in genere tanto jazz, Nina Simone, Ella Fitzgerald. Mentre se  cucino solo per me stesso in genere ascolto cose più malinconiche, vecchio rock alla  Bob Dylan o Neil Young.


    Perchè hai scelto proprio la musica di
    Coltrane per uno spaghetto aglio olio e peperoncino?

    La pasta aglio olio e peperoncino rappresenta la perfezione della cucina italiana. Bastano tre ingredienti semplicissimi che assieme si elevano, diventano un piatto buonissimo, dal sapore forte, di grande personalità. E' un piatto assai radicale e che richiede una certa maestria per farlo. Esattamente come Coltrane che faceva musica complicata a partire da poche cose suonate con maestria e rappresentava una concezione radicale ed onesta del jazz.

    Che cosa intendi per "Cucina militante"?

    Ogni fase della cucina, il comprare, il prendere il tempo, il cucinare, il mangiare ci obbliga a delle scelte. Comprare biologico o in un gigantesco supermercato, cucinare velocemente o prendendo il tempo di farlo, mangiare con la televisione accesa o seduti a chiacchierare? Ognuna di queste scelte condiziona l'educazione, l'ecologia, il proprio stare al mondo. Sono scelte etiche e sociali, quindi politiche nel senso della polis. Riguardano dunque tutta la comunità e non solo se stessi.

    Cosa ti porta a New York?

    Il fatto di essere pugliese, poichè questa serata è organizzata dalla Puglia, e la volontà di rappresentare  un turismo che rispetti ogni forma di cultura piuttosto che un turismo di massa.

  • Arte e Cultura

    Verdi con i Cameristi della Scala al Carnegie Hall

    Non è stata la loro unica data americana, hanno suonato anche a Miami, Providence, Washington e Boston ed. i Cameristi della Scala, hanno incantato anche il pubblico del Carnegie Hall .
     

    L’intera tournèe promossa e sostenuta dalla multinazionale itlaiana  Eni, riconferma il suo impegno nella ricerca scientifica e nella promozione della cultura italiana.

    Il concerto è stato presentato dal Console Generale Natalia Quintavalle che si è detta onorata ed orgogliosa di assistere ad un evento che celebra Giuseppe Verdi.

    Ad introdurre il concerto ci sono anche Steven Acunto, presidente dell’ Italian Academy Foundation e Francesco Fadda di Vento & Associati.

    I Cameristi hanno scelto di presentare le opere minori di Verdi, le “Fantasie”. Sono state rivisitate ed interpretate con maestria.

    I brani eseguiti in sequenza senza interruzione sono stati raccolti e studiati dai Cameristi stessi nelle biblioteche di tutto il mondo. “Questa è un’opera interamente strumentale, un’anomalia per chi è abituato ad ascoltare le opere verdiane” ha spiega il direttore Gianluca Scandola.  “Siamo riusciti a rendere con naturalezza il virtuosismo e la cantabilità di queste musiche solo grazie alla grande familiarità che abbiamo con la musica di Verdi. Questo concerto è il frutto di un lungo lavoro di ricerca, di trascrizione e di revisione delle Fantasie del famoso compositore italiano”.

    Durante la loro esibizione i musicisti hanno eseguito rivisitazioni originali del Trovatore di Camillo Sivori, della Traviata nella versione di  Antonio Bazzini,  del Falstaff di Giovanni Avolio, di  Don Carlo e Aida di Luigi Mancinelli.

    La storia ed il talento della musica italiana hanno trovato il massimo splendore in uno dei luoghi più famosi della musica di New York.

    Chiude il concerto un lunghissimo applauso finale e la richiesta di un apprezzatisismo bis.
    Buon compelanno Verdi!
     

  • Events: Reports

    Enzo Avitabile - Music Life

    He's Neapolitan, he has a thorough musical knowledge and his repertoire includes ethnic, jazz fusion and soul music. Hollywood's spotlight has illuminated his pathway and he has made of music the heart of his life. We are talking of Maestro Enzo Avitabile, a talent we have lots to say about. 
     

    He has played with artists from, and in, all corners of the world, from Iran to Spain, all the way to Palestine, to imprint in our memory the troubled history of the Palestinian population and the courage of Vittorio Arrigoni. He has collaborated with the likes of Pino Daniele, James Brown, Tina Turner, Maceo Parker and Edoardo Bennato. 

    One of his greatest gifts is that he still is humble and sensitive, untouched by the commercial rationale of the record business. And it so happened that Jonathan Demme, the celebrated director of The Silence of the Lambs, Hannibal and Philadelphia, by pure chance listened to his radio program titled “New Sounds for Naples.” He was entranced by one of Maestro Avitabile's songs and so he decided to work on a documentary film about him. Enzo Avitabile Music Life is about the musician's life and his relationship with the city of Naples. 
     
    Some scenes were shot in the Marianella neighborhood, the area where Maestro Avitabile was born and raised, a hood that sadly is known for violence, drugs and the power of organized crime, a social disease that subtly marks the fate of many people. 
     
    The message that leaks out the of the film's images is one of hope, of redemption and of silent rebellion. Often, in such difficult social contexts, unexpected excellence may emerge. Enzo Avitabile is a remarkable example of this. Jonathan Demme unveils his soul, and not just his musical one, and walks into his all Neapolitan daily life. 
     
    We asked Antonio Monda to give us some details about this film, a film that has just arrived in New York City's cinemas. 

      

    How did Jonathan Demme and Enzo Avitabile meet? 

    Davide Azzolini, who is the director of the Napoli Film Festival, asked me to moderate an event there. When I called Jonathan to ask him to participate to the festival, he told he would come only if I'd introduce him to Enzo Avitabile.  
     
    I couldn't believe my ears! Enzo is an artist I truly admire, but I had no idea he was known in America as well. During the festival I found out that Jonathan knows all his music and, obviously, Enzo was both incredibly happy and surprised. 
     
    Then Davide Azzolini thought of producing the film and he asked me to become associate producer. 
     

    Why did the director decide to shoot this film, including in such a tough neighborhood as Marianella?  

    Jonathan knew Naples only superficially. He had gone there just to participate to the festival and he fell in love with the city for its beauty and contrasts. Yet thanks to Enzo, he's got to know the city's Parthenopean side. 
     

    How do music and cinema communicate with each other? 

      

    Jonathan is one of those great directors who are specialized in music. Think of  “Philadelphia,” or “Stop Making Sense;” these are, as many other films of his,  characterized by an amazing soundtrack. This specific film, is the portrait of a great musical personality, just like in the documentary of  Neil Young. 
     

    Why would you suggest this film to the American public? 

      

    Because it marks the discovery of a remarkable character by an Oscar winning director.   

    How do you think the American public would react to the realistic image of Naples the director captures in the film? 

      

    Jonathan Demme tries to understand the character as he is discovering the city. This is the most striking aspect of the film: as he gets to know the different facets of this multifaceted artist, someone who has mastered both popular and classic music, who creates new instruments and brings together different  sounds, he also gets to understand Naples and its contradictions.  The description of the Marianella neighborhood is one of the most beautiful and emotional moments of the film. 

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    Angelika Film Center, New York, NY: 10/18/13
    Lincoln Plaza, New York, NY: 10/18/13
    Jacob Burns Film Center, New York, NY: 10/20/13
    Austin Film Festival, Austin, TX: 10/24/13 - 10/31/13
    Royal, West L.A., CA: 10/25/13
    Playhouse 7, Pasadena, CA: 10/25/13
    NoHo 7, North Hollywood, CA: 10/25/13
    Pickford Film Center, Bellingham, WA: 10/25/13
    Palm Theatre, San Luis Obispo, CA: 11/1/13
    Railroad Square Cinema, Waterville, ME: 11/1/13
    The Screen, Santa Fe, New Mexico: 11/8/13
    Real Art Ways, Hartford, CT: 11/8/13
    Zeitgeist Multi-Disciplinary Arts Center, New Orleans, LA: 11/15/13 - 11/20/13
    Cinema 21 Theatre, Portland, OR: TBA

  • Fatti e Storie

    “Terra dei Fuochi”: una catastrofe ambientale ed umana

    “Questo è un problema che non riguarda solo la Campania, riguarda tutta l’Italia e l’Europa. Se non si danno una mossa qui muoriamo tutti”. Queste sono state le ultime parole di Filomena, 26 anni, provincia di Napoli, madre di due bambini. Filomena non ce l’ha fatta, è morta di tumore allo stomaco. La malattia l’ha stroncata in pochi mesi. La causa secondo i medici è da attribuire al cibo ed all’aria inquinati dai rifiuti tossici.

    In provincia di Napoli ormai è diventato pericoloso svolgere quei semplici gesti quotidiani
    vitali, come respirare e mangiare. Gli abitanti di quei luoghi assistono inermi all’incendio di cumuli di rifiuti che si trasformano in colonne di fumo nero intenso. Questa coltre densa s’innalza rapidamente nell’atmosfera trasformandosi in diossina ed in gas dannoso alla salute. Ormai per molti è diventato un lusso morire di vecchiaia.

    Il clamore mediatico di queste settimane giunge soltanto dopo anni di denunce, proteste e morte. Roberto Saviano nel suo libro Gomorra aveva denunciato le nefandezze che la criminalità organizzata compiva nella Terra dei Fuochi. Saviano ha scritto di tonnellate di rifiuti tossici provenienti dalle industrie del Nord Italia e dall’Europa che venivano riversati nel sottosuolo o lasciati a marcire all’aria aperta, come l’amianto. Ed intanto le istituzioni osservavano attonite in un silenzio assordante.
     

    Esemplare ed encomiabile è l’impegno di Don Patriciello che da anni combatte l’illegalità in questa terra maltratta. Lui stesso si è rivolto al Prefetto, al Presidente della Repubblica, alla Commissione Europea, sollecitando repentini provvedimenti. Ha invitato lo Stato a comportarsi come “un padre non come un padrigno arcigno”.  Anche il Papa ha esortato il prete ad andare avanti nel compiere questa difficile missione. Non è mancato il coraggio a Don Patriciello quando si è spinto a contattare gli stessi artefici della disfatta, i capi dei clan camorristici. Ha incitato anche il pentito Schiavone ad indicare esattamente dove sono stati sotterrati i veleni nocivi. Pochi giorni fa ha rivolto parole accorate allo stesso Saviano invitandolo a ritornare nella Terra dei Fuochi per dare maggiore eco alla sua protesta: “Vieni, Roberto, nella tua terra. Porta con te gli amici che hai incontrato nel cammino della vita. C'è tanta sete di giustizia in giro. Tanta rabbia nei giovani. Tanta paura nel popolo. Speranza è la parola d'ordine. Risorgere è il verbo che vogliamo coniugare”.
     

    Il prof. Antonio Marfella, tossicolo ed oncologo dell’Ospedale Pascale di Napoli, si è definito “allarmista onorario”, rivolgendosi a quegli industriali che invitano alla cautela. Per il medico i fatti ed i numeri parlano chiaro: la Terra è avvelenata e l’incidenza tumorale è triplicata negli ultimi anni. Anche chi non vive più lì ha provato a denunciare lo scempio ed il degrado di cui è vittima questo territorio. Uno di questi è Antonio Giordano, direttore di un istituto per la ricerca oncologica a Philadelfia, che denuncia a gran voce questo avvelenamento e si ribella all’omertà.
     

    La Commissione dell’Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera ha presentato un piano di prevenzione. Ma che prevenzione potrà mai fare un bambino di 22 mesi? Si, perchè a pagare lo scotto più alto sono proprio i bambini, molti dei quali non riescono a superare il dodicesimo anno d’età.

    Ed intanto oggi, come prima, le industrie continuano a consegnare alla Camorra i residui della morte che verranno depositati in un sottosuolo ormai marcio.

    Venerdì 4 Ottobre oltre 20.000 persone hanno partecipato alla “Marcia della Vita”. I bambini sventolavano palloncini bianchi, molti partecipanti mostravano le foto dei loro cari deceduti.

    Il male ha subito instillato nelle persone una coscienza sociale. Ma i confini di questa sciagura si spingono oltre i territori campani, raggiungendo anche lontane periferie europee. Il mercato libero delle merci fa sì che il cibo contaminato venga comprato da aziende e multinazionali a prezzi stracciati. Ognuno di noi dovrà pressare le istituzioni affinchè questo cancro venga debellato. Non si dovrà mai più sentir dire “io non sapevo”.

  • Arte e Cultura

    Enzo Avitabile - Music for Life

    Napoletano, ha un’ampia conoscenza musicale, il suo repertorio spazia dalla musica etnica a quella jazz fusion ed il soul. La luce dei riflettori di Hollywood ha illuminato il suo cammino, è un polistrumentista di grande talento che ha fatto della musica il fulcro della sua esistenza. Stiamo parlando del maestro Enzo Avitabile, talento su cui c'è tanto da dire.
     

    Ha suonato con artisti di tutto il mondo, dall’Iran alla Spagna, fino alla Palestina, per  imprimere nella memoria la travagliata storia del popolo palestinese ed il coraggio di Vittorio Arrigoni. Ha collaborato con nomi del calibro di Pino Daniele, James Brown, Tina Turner, Maceo Parker ed Edoardo Bennato.

    Una delle sue più grandi doti è stata quella di rimanere umile e sensibile senza cedere alle logiche commerciali del mercato discografico.
     

    E così capita che  Jonathan Demme, noto regista de “Il silenzio degli innocenti”, “Hannibal” e “Philadelphia”, ascolta per puro caso il programma radiofonico “New Sounds for Naples”.  Rimane estasiato da una canzone del Maestro Avitabile. Decide di realizzare un film-documentario su di lui.  Racconta la vita del musicista e il suo rapporto con la sua città Napoli. 

    Alcune scene vengono girate nel quartiere dove Avitabile è nato e cresciuto, Marianella, tristemente noto per essere teatro di spaccio e violenza, dove la criminalità organizzata decide subdolamente le sorti di molte persone.

    Il messaggio che trapela dalle immagini riprese e dalla storia raccontata dal regista è di speranza, di riscatto oltre che di tacita ribellione.

    Ed in questi contesti sociali così difficili per fortuna possono emergere inaspettate eccellenze. Enzo Avitabile è un esempio lampante. Jonathan Demme svela  la sua anima, non solo musicale, ed entra nella sua quotidianeità tutta napoletana.

    Chiediamo ad Antonio Monda qualche dettaglio su questo film uscito da poco nelle sale di New York.

    Come si sono incontrati  Jonathan Demme ed Enzo Avitabile?

    Davide Azzolini, che è anche direttore del Napoli Film Festival, mi chiese di moderare un evento al Festival. Quando chiamai Jonathan per farlo intervenire durante questa manifestazione, lui mi disse che sarebbe venuto a condizione che io gli presentassi Enzo Avitabile.

    Non potevo credere a quello che avevo sentito! Enzo è un artista che stimo molto, ma non potevo immaginare che fosse noto anche in America. Durante il Festival scopro che Jonathan conosceva tutto il suo repertorio ed ovviamente Enzo ne era molto contento e sorpreso.

    Poi a Davide Azzolini è venuto in mente di produrre un film ed ha chiesto a me di associarmi alla produzione.
     

    Perchè il regista ha voluto fare questo film scegliendo  anche un quartiere così difficile come Marianella?

    Jonathan conosceva superficialmente Napoli, era venuto per il Festival e si era innamorato della città per la sua bellezza e per i suoi contrasti. Ma è grazie ad Enzo che ha appreso la realtà partenopea.
     

    Musica e Cinema come si parlano?

    Jonathan è uno dei più grandi registi specializzato nella musica, pensi a “Philadelphia”, a “Stop Making Sense”, questi come altri hanno sempre una grande componente musicale. In questo film viene descritta una grande personalità del mondo della musica, così come nel documentario di Neil Young.
     

    Perchè consigli agli americani questo film?

    Perchè è la scoperta di un personaggio notevole ed eccellente da parte di un grande regista Premio Oscar.
     

    Come pensi che gli americani interpreteranno l’immagine realistica che il regista dà di Napoli?

    Jonathan Demme cerca di capire il personaggio parallelamente alla scoperta della città. La cosa più affascinante è proprio questa, man mano che si addentra nella conoscenza di questo artista poliedrico che spazia dalla musica popolare a quella classica, che inventa nuovi strumenti ed accostamenti di diverse  sonorità, cerca di comprendere anche le contraddizioni di Napoli. La descrizione di Marianella è uno dei momenti più belli ed emozionanti del film.

    Angelika Film Center, New York, NY: 10/18/13
    Lincoln Plaza, New York, NY: 10/18/13
    Jacob Burns Film Center, New York, NY: 10/20/13
    Austin Film Festival, Austin, TX: 10/24/13 - 10/31/13
    Royal, West L.A., CA: 10/25/13
    Playhouse 7, Pasadena, CA: 10/25/13
    NoHo 7, North Hollywood, CA: 10/25/13
    Pickford Film Center, Bellingham, WA: 10/25/13
    Palm Theatre, San Luis Obispo, CA: 11/1/13
    Railroad Square Cinema, Waterville, ME: 11/1/13
    The Screen, Santa Fe, New Mexico: 11/8/13
    Real Art Ways, Hartford, CT: 11/8/13
    Zeitgeist Multi-Disciplinary Arts Center, New Orleans, LA: 11/15/13 - 11/20/13
    Cinema 21 Theatre, Portland, OR: TBA

  • Events: Reports

    Manhattan is Waiting for Battiato


    Sicilian singer, songwriter, film director and composer, Franco Battiato, is one of the most complex and eclectic artists in the Italian scene. His music is characterized by the harmonious pairing of different and numerous music genres. This mingling makes his style unique and inimitable, as it successfully blends together progressive rock, experimental music from the 70s, pop and ethnic music, electronica and even a sprinkle of opera.

     

    His lyrics are impregnated with his passion for Theoretical philosophy, esoterism and Oriental meditation. During the 70s he was really into experimental music and electronica. His first album "Fetus," released by the label "Bla, Bla" was a real success. In part due to his use of the analog synthesizer VCS3, he was able to reproduce innovative and distinguished sounds, sounds the audience of the time had never heard before and that were captivated everybody. 


    In 1981 he released the album “La Voce del Padrone” with which he earned a coveted spot in Rolling Stone Italia's classification of Italy's best 100 albums of all time. Several songs appearing in this work have become legendary in the Italian music scene: among them we find “Cuccurucucù, Centro di Gravità Permanente, Gli Uccelli, Bandiera Bianca.” This last song is a rant against the vacuity of television, against a society that is prostrated in front of "His Majesty, aka Money," and against the frivolity of the music of the time.

     
    Following his meeting with Manlio Sgalambro, a Sicilian philosopher close to the school of thought of Nieztsche and Cioran, he started a new phase, his eclectic singer-song writer phase. The most famous result of their collaboration is one of Battiato's most famous songs, "La Cura," dignified love confession whose meaning can be interpreted in several different ways.
    His latest music endeavor, titled “Apriti Sesamo," was released in 2012. In it, the dichotomy Battiato-Sgalambro is even tighter and more recognizable.


    Through the songs in the album Battiato becomes the spokesman of a state of general malaise caused by a political scene that is always more and more corrupt and by a society that is monopolized by a capitalistic economy. The only way out a world that is sinking in disgrace is to find refuge in spirituality and in the hope that society can still redeem itself. At the core of each song there is man and his transforming personal quests that are crystallized in a universal and metaphysical dimension.

     
    In Battiato's songs, there is no lack of love words for his birth land, the region of Sicily. His lyrics often capture the slow and unforgiving passing of time that is not accepted with desolation and despair, but with the awareness that moments can be relived through memory.
     
    Battiato's career is also characterized by his involvement with cinema; the mean of communication is different, yet the artist himself asserts that music and film basically speak the same language.

     
    Battiato himself told i-Italy "I have always been an admirer of talent, but I admire free men even more. I see music as the Messenger of divine codes, it can influence and help mankind evolve... furthermore when paired with images it can become explosive." His latest film is a fascinating biography of Haendel, the composer from the 1700s, that was loved in Rome, Germany and London.

     
    This is not the first time Battiato plays in New York, and his opinion on this big city is that nobody here gets to feel lonely. His concert will be an anthology of his greatest successes along with some experimental music from the 70s.
     
    Regardless of social protests and provocations, Battiato is a curious artist who has never abandoned the humanistic sphere, invading the most innermost corners of intellect through meditation, religions, literature and the most various musical experimentations. The frenetic and sleepless city of New York is awaiting for the singer's performance; he is an artist who has turned his philosophical quest for "un centro di gravita permanente" ( "a permanent center of gracity." This is a quote from one of his songs) into a successful artistic production.



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    Hit Week Presents

    Franco Battiato
    with Musica Nuda

    Wednesday, Oct 09, 2013 8:00 PM EDT (6:00 PM Doors)
    , New York, NY

  • Arte e Cultura

    Manhattan attende Battiato


    Cantautore, regista, compositore, il siciliano Franco Battiato è uno degli artisti più complessi ed eclettici del panorama italiano. La sua musica si caratterizza per l’armonico accostamento di più generi musicali. E’ da questa commistione che il suo stile diventa originale ed inimitabile: riesce a spaziare dal rock progressivo e dalla musica sperimentale degli anni ’70 alla musica leggera, etnica ed elettronica fino a varcare i confini dell’opera lirica.


    Dai suoi testi traspaiono le sue passioni per la filosofia teoretica, l’esoterismo e la meditazione orientale. Durante gli anni ’70 si dedica alla musica sperimentale ed elettronica ed il suo primo album “Fetus” registrato con l’etichetta “Bla Bla” è stato un vero e proprio successo. Grazie anche al sintetizzatore analogico VCS3 riuscì a riprodurre sonorità ricercate ed innovative, accattivando il pubblico di quel tempo.

     
    Nel 1981 pubblica l’album “La Voce del Padrone” guadagnandosi il posto nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo la rivista Rolling Stone Italia. Molti brani di questo lavoro discografico sono diventati i capisaldi della musica italiana, basti citare “Cuccurucucù, Centro di Gravità Permanente, Gli Uccelli, Bandiera Bianca”. Quest’ultima rappresenta un’invettiva contro la vacuità dei programmi televisivi, contro la società prostrata da “sua maestà il denaro” e contro la frivolezza della musica di quel tempo.

     
     A seguito dell’incontro con Manlio Sgalambro, filosofo siciliano incline al pensiero di Nieztsche e Cioran, inizia una nuova fase eclettica del cantautore. E’ da questa collaborazione che nasce una delle canzoni più famose di Battiato, “La Cura”, un’aulica confessione d’amore il cui significato è soggetto a diverse interpretazioni.

     
    L’ultimo suo lavoro discografico, intitolato “Apriti Sesamo” è stato pubblicato nel 2012, nel quale la dicotomia Battiato – Sgalambro diventa ancora più stretta e riconoscibile. Nell’album Battiato si fa portavoce di un malcontento generale, causato da una politica sempre più corrotta e da una società monopolizzata da un’economia capitalistica. L’unica via di fuga da un mondo alla deriva è rifugiarsi nella sfera spirituale e nella speranza che una società migliore sia ancora possibile. Al centro dei brani vi è l’uomo e le sue vicende personali che si trasformano, cristallizzandosi in una dimensione universale e metafisica.


    Non mancano parole d’amore per la sua terra d’origine, la Sicilia . Dai testi emerge un lento ed inesorabile trascorrere del tempo che non viene accettato con rassegnazione e sconforto, ma con consapevolezza di poter rivivere momenti felici attraverso l’espediente del ricordo.
    La carriera di Battiato si caratterizza anche per il suo impegno nel mondo cinematografico. Nonostante cambi il mezzo di comunicazione, l’artista afferma che cinema e musica hanno un elemento fondamentale in comune, il linguaggio.


    Lo stesso Battiato, in anteprima alla redazione di i-Italy, ha detto “Sono da sempre un ammiratore del talento, e ancora di più degli uomini liberi. Considero la Musica un messaggero di codici divini, che può influenzare e aiutare gli esseri umani a evolversi.... e abbinata alle immagini può diventare esplosiva”. Il suo ultimo lavoro cinematografico è il film sull’affascinante vita del compositore del '700 Haendel, famoso per il suo talento a Roma, in Germania ed a Londra.

     
    Non è la prima volta che Battiato suona a New York e l’impressione che il cantautore ha quando vi ritorna è che in questa città nessuno può mai sentirsi solo. Il suo concerto regalerà ai suoi spettatori un’antologia dei suoi più grandi successi, eseguendo anche qualche brano di musica sperimentale degli anni ’70.


    Al di là delle denunce sociali e delle provocazioni, Battiato è un artista curioso che non ha mai abbandonato la sfera umanistica, spingendosi nei luoghi più reconditi dell’intelletto attraverso la meditazione, le religioni, la letteratura e le disparate sperimentazioni musicali. La frenetica ed insonne New York attende la performance del cantautore che ha fatto della riflessione filosofica e sociale il “centro di gravità permanente” della sua produzione artistica.  



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    FRANCO BATTIATO

    With Special Guest MUSICA NUDA

    Highline Ballroom
    431 W 16th St (Bet. 9th & 10th Ave.)
    (212) 414-5994
    Tickets: $60-$100 in advance, $70-$100 day of show
    http://highlineballroom.com/show/2013/10/09/franco-battiato/


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