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Adotta una pigotta e salva un bambino

Chiara Morucci (July 15, 2013)
i-Italy ha intervistato, la Sig.ra Maria Luisa Blasi, responsabile presso il Comitato Provinciale UNICEF Perugia del "Progetto Pigotta". Nel capoluogo Umbro, il progetto vede partecipi molti studenti Americani.

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A tutti è noto il grandissimo impegno umanitario portato avanti dall’UNICEF a livello mondiale in paesi del terzo mondo, sin dalla sua creazione grazie alla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel Dicembre 1946.
 

UNICEF ha iniziato il suo lavoro nel 1946, in Italia ed in Polonia, paesi devastati dalla seconda guerra mondiale, ad oggi opera a livello mondiale, in 156 paesi attraverso i suoi 36 Comitati Nazionali situati in paesi industrializzati.
 

In Italia, la sede principale UNICEF è a Roma, tuttavia a livello nazionale esiste una diramazione capillare di Comitati UNICEF Regionali (40) e Provinciali (140) che operano localmente per il compimento di importanti progetti. Uno di questi Comitati UNICEF è quello di Perugia.  
 

i-Italy ha intervistato Maria Luisa Blasi responsabile  del “Progetto Pigotta” presso il Comitato Provinciale UNICEF di Perugia,

La dr.ssa Blasi ci ha innanzitutto raccontato la storia del “Progetto Pigotta” e spiegato le sue importanti finalità umanitarie.  Il progetto si sta sviluppando cosi tanto da coinvolgere anche studenti stranieri, principalmente di origine statunitense, creando un bellissimo scambio culturale ed umanitario.  
 

L’ideatrice del “Progetto Pigotta” è la  pittrice americana del Massachussets, Jo Garceau, volontaria presso il Comitato Regionale Lombardia dell’ UNICEF dal 1986.

La Sig.ra Garceau, ricordando la propria infanzia quando le zie confezionavano per le festività bambole di pezza,  ha deciso di creare per l’UNICEF un programma in cui nelle scuole, con la collaborazione di nonne, nonni, mamme  e papà si sarebbero create delle bambole di stoffa.

Ogni bambola realizzata ha una sua propria storia, ed una propria carta d’identità con scritto il nome, cognome, peso, altezza, colore degli occhi e capelli e nazionalità.

Il fine del progetto è quello di abbinare ad ogni bambola un vero bambino nel mondo.

Con il ricavato dell’ “adozione” della bambola , l’UNICEF ha la possibilità di fornire le vaccinazioni contro le sei malattie infettive più pericolose per i bambini quali, tetano, poliomelite, tubercolosi, morbillo, difterite e pertosse; vaccini per le mamme contro il tetano,  fiale per la disidratazione, vitamina A  e nei paesi ad alto rischio malaria viene anche fornito un kit anti malaria.
 

Il progetto prese il nome di “Progetto Pigotta” . La parola “Pigotta” proviene dal dialetto lombardo e significa bambola di pezza,  Ogni regione ha comunque il suo personale appellativo locale, a Perugia è la “Buccia”, a Foligno e Roma la “Pupazza” etc…
 

Blasi spiega ad i-Italy “E’ dal 1998 che lavoro a questo meraviglioso progetto nella sede del Comitato UNICEF Perugia. Tante sono state le mie soddisfazioni. Con il ricavato delle adozioni delle pigotte abbiamo salvato tantissimi bambini e hanno collaborato con noi numerose scuole di ogni ordine e grado, l’Università della terza età, centri socio-culturali e privati cittadini.

Tuttavia sentivo dentro di me una piccola insoddisfazione, sentivo che non era sufficiente quello che stavo facendo, dovevo coinvolgere ancora più persone. Vivendo i un mondo globalizzato dove lo scambio culturale è all’ordine del giorno, ho deciso cinque anni fa di creare grazie alla collaborazione con Umbra Institute e l’Università degli Stranieri di Perugia, il “Laboratorio Pigotte”. A questo progetto partecipano studenti americani e altri studenti internazionali.

Il “Laboratorio Pigotte” non si limita alla sola preparazione delle bambole di pezza, ma è un continuo scambio di tradizioni, culture, idee; si instaura un clima familiare di simpatia e cordialità. Generalmente il corso dura un semestre, sono dai 4 ai 5 incontri e mi avvalgo dell’aiuto di bravissime volontarie. L’ultima lezione è sempre tristissima. Gli studenti americani che maggiormente partecipano al progetto provengono dal Massachusetts, Pennsylvania, New York, California e Connecticut.
 

Essendo stata di professione una maestra di scuola elementare conosco l’importanza di insegnare la nostra storia e cultura; così attraverso l’utilizzo della carta geografica ho spiegato ai ragazzi americani le varie tradizioni regionali italiane, la nostra storia e la geografia del nostro territorio.  Allo stesso tempo i ragazzi mi parlano della cultura e tradizioni americane. E’ uno scambio unico e bellissimo, mi ritengo  veramente molto fortunata. Nei nostri incontri mostro anche ai ragazzi libri e video riguardanti l’importantissimo operato dell’UNICEF a livello mondiale”.
 

Tante sono le storie raccontate dalla Sig.ra Blasi ad i-Italy riguardanti il processo di creazione delle pigotte e della loro adozione. Tra le più rilevanti c’ è quella di tre studentesse californiane, Halee Dams, Gianna McLaughlin,e Kady Schwarts , che venute a studiare a Perugia attraverso il programma dell’Umbra Institute, hanno richiesto attraverso la loro Università un “Laboratorio Pigotte”.  “Il risultato ottenuta dalle tre ragazze californiane nelle ore di volontariato presso la nostra sede UNICEF è stato strepitoso. Le ragazze hanno creato le loro pigotte e hanno anche richiesto di fare un mercatino che abbiamo tenuto in Piazza Matteotti per l’adozione delle loro stesse bambole e di quelle realizzate in precedenza da altri gruppi di studenti americani. Due delle bambole delle tre studentesse sopra menzionate sono state adottate da turisti Americani… potete immaginare la felicità delle ragazze. Le tre studentesse sono state così soddisfatte del progetto che la loro Università (University of Chapman) ha deciso di inviare una generosa donazione al nostro Comitato di Perugia” racconta ad i-Italy la Sig.ra Blasi.
 

“Una turista americana ha adottato una bambola fatta da una scuola media locale che rappresentava un giocatore del Milan, e ci ha raccontato che l’avrebbe regalata al fidanzato Italo-Americano che è un gran tifoso della squadra rosso-nera.  Una volta in America, i due ragazzi grazie alla carta d’identità della bambola  dove è presente anche il nome e l’indirizzo dei creatori  della stessa , hanno scritto ai bambini della scuola informandoli che la loro pigotta era  stata adottata. Non potete immaginare la gioia di questi bambini nel sapere che la loro bambola aveva passato l’oceano ed era addirittura in America e che avevano salvato una vita umana”.
 

Un’altra storia è quella di una ragazza del Vermont. “Ricordo ancora quella dolce studentessa del Vermont, che ha partecipato al mio Laboratorio circa un anno fa. La ragazza aveva creato una bellissima pigotta in tenuta invernale, con un delizioso golfino rosso  ricoperto di stelline. Una volta finita non ha avuto il coraggio di darla in adozione e l’ha adottata lei stessa, dicendo che l’avrebbe messa a natale con la ghirlanda natalizia, che mi spiegava è presente fuori da tutte le porte di casa in America in quel periodo dell’anno. Così questo natale ho pensato a quella bambolina, ho chiuso gli occhi e me la sono immaginata fuori da quella porta, in una calda atmosfera natalizia nel bellissimo nevoso Vermont. Mi sono sentita così soddisfatta di essere responsabile di questo meraviglioso progetto!!  Salviamo le vite di tanti bambini e allo stesso tempo abbiamo la possibilità di crescere tanto, umanamente e culturalmente. Questo lavoro è davvero bellissimo”.
 

“La più grande soddisfazione è sentire dire dai ragazzi che una volta tornati a casa, in America, cercheranno di fare qualche attività che possa dare sollievo ai bambini meno fortunati;  è in quel preciso istante che capisco di avere fatto bene il mio lavoro di volontaria UNICEF” conclude la responsabile del “Laboratorio Pigotte”.
 

Il “Laboratorio Pigotte” portato avanti dalla responsabile Blasi a nome del Comitato UNICEF Perugia ha una straordinaria valenza umanitaria e culturale. La passione e l’amore con cui il progetto è portato avanti è straordinario e coinvolgente, ne conosco la magia perché ne ho fatto parte anche io da piccolina quando andavo a scuola e da più grande come volontaria, e credo che oggi il suo eco sia ancora più grande, tanto da avere creato un vero e proprio ponte di solidarietà tra Stati Uniti ed Italia.

  

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