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Articles by: Marco Piattelli palmarini

  • Fatti e Storie

    Il dovere di iscriversi all'AIRE per un italiano all'estero


    Si è parlato di Aire (Anagrafe degli italiani residenti all'estero) e del senso civico di un cittadino italiano una volta espatriato, nella splendida biblioteca della Casa Italiana Zerilli Marimò. L'occasione era un invito a discutere del delicato tema da parte del Circolo Italiano dei Giovani – New York al Vice Console Lucia Pasqualini. Davanti a lei, intorno ad un tavolo, il direttore Stefano Albertini e studenti e giovani professionisti di New York guidati dalla presidente del CIGNY, Elsa De Giovanni.

     

    Durante l’incontro, dopo il saluto iniziale del direttore di Casa Zerilli Marimò, il Vice Console ha fornito un quadro completo di tutte le implicazioni legate alla residenza all’estero, incentrando in particolare l’attenzione sull’importanza della registrazione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) per chi vive in un paese straniero per più di un anno.


    Alla base di tutto un concetto che non ha smesso di ribadire: "Essere cittadini italiani all’estero implica anzitutto una serie di diritti e doveri”.



    E ancora Lucia Pasqualini:“In autunno, con la crisi politica del nostro paese, abbiamo visto affacciarsi la possibilità di elezioni prima del previsto. La fase elettorale è un momento molto delicato per noi del Consolato Generale di New York.  Significa organizzare il voto di 54'000 cittadini italiani.


    Per esperienza sappiamo che, proprio a ridosso delle elezioni politiche, tutti si preoccupano di come poter votare regolarmente e, purtroppo, scoprono spesso di 'non aver le carte in regola' per esercitare tale diritto. E alla base di questo problema c'è la mancata iscrizione all’AIRE.


    Constato quotidianamente che c’è molta ignoranza al riguardo e molte persone non hanno cognizione dell’importanza di questo atto civile. Non voglio però dedurre da questo che gli italiani all’estero si caratterizzano per uno scarso senso civico e di appartenenza”.

     

    Il Vice Console è entrato poi nei dettagli di questa importante procedura: “La registrazione all’AIRE è un vostro dovere se passate più di 12 mesi negli Stati Uniti. Ci tengo a sottilneare ancora una volta che si tratta di un obbligo, non di una semplice facoltà!"


    "Per coloro che sono iscritti nell’AIRE, il Consolato si sostituisce al Comune d’origine per servizi come facilitazione dell’esercizio dei diritti politici, l’erogazione del passaporto, servizi amministrativi di vario genere, ecc. …”

     

    Come iscriversi? “Semplicissimo, basta fornire all’Ufficio Consolare una scheda di rilevazione anagrafica. Il Consolato poi interagisce autonomamente con il Comune italiano di riferimento per il completamento della procedura”.

     

    Tutte le informazioni possono essere trovate sul sito ufficiale del Consolato Generale d’Italia a New York.

     

    Il giovane pubblico ha mostrato molta curiosità. Una questione delicata, emersa durante l’incontro,  è stata la  mancanza di una 'pena' conseguente alla non ottemperanza dell’obbligo d’iscrizione all’AIRE. Lucia Pasqualini ha posto l'accento sui grandi vantaggi legati alla registrazione  in termini legali, civili, sanitari e fiscali.

     

    Il rappresentante del Consolato ha lasciato la biblioteca con un invito: “Vi chiedo di aiutarci ad aumentare la consapevolezza dei vostri coetanei riguardo a queste tematiche diffondendo quanto avete appreso stasera”.

     

  • Arte e Cultura

    The Pool NYC, la “galleria itinerante”

    Il progetto è nato nel 2009 e fin dall’inizio The Pool NYC ha adottato l’innovativo format della “galleria itinerante”. Hanno scelto di non investire in uno spazio espositivo fisso, ma di concentrare tutte le energie sulla partecipazione ad eventi e fiere. Oggi Pool NYC è un’organizzazione molto dinamica, in grado di portare i propri artisti in giro per il mondo agli appuntamenti d’arte contemporanea più prestigiosi. La grande flessibilità della struttura è resa possibile proprio dall’assenza di una galleria da gestire; nella Grande Mela, infatti, Pool NYC ha solo la sede amministrativa. Nonostante siano una realtà ancora molto giovane, sono già apparsi su palcoscenici di primo livello quali Scope (New York), Biennale di Venezia, Art Hong Kong, Artefiera (Bologna), Volta NY, Zona Maco (Città del Messico).

    Abbiamo incontrato Luigi Franchin e Viola Romoli, promotori della galleria, manager, menti strategiche e team operativo. I due giovani galleristi italiani ci raccontano la loro esperienza:

    Partiamo delle origini. La formula della "galleria itinerante" nasce come una necessità o come una scelta strategica?

    Viola Romoli - Probabilmente entrambe le cose. Una strategia nata da una necessità! Quando abbiamo deciso di intraprendere quest’avventura era il marzo del 2009, in piena crisi economica, i tempi non erano dei migliori per gli investimenti. Avevamo trovato uno spazio nel Lower East Side che ci sembrava adatto, ma poi ci siamo chiesti se veramente fossimo in grado di far fronte a un costo di 5000$ al mese solo per l’affitto. Da qui cominciarono le riflessioni riguardo a una soluzione diversa e abbiamo colto l’occasione per strutturare un progetto che rispecchiasse dinamiche contemporanee quali dinamismo, mobilità, immaterialità, orizzonti globali…

    Perché a New York?

    Luigi Franchin - Entrambi eravamo già qui, io lavoravo per la Sperone Westwater Gallery, Viola aveva appena vinto una borsa di studio al Guggenheim. E ovviamente anche perché il mercato migliore è a New York, per l’arte contemporanea è ancora il centro del mondo. Inoltre, a livello professionale, qui certe soddisfazioni si sentono di più perché tutto è più vivo che altrove, c’è più passione, sia della stampa che del pubblico. E’ l’energia inesauribile di questa città che permea in tutti settori…

    Non avete nemmeno preso in considerazione l’ipotesi di stabilirvi in Italia?

    L.F. - Una volta proprio Sperone mi disse: “in Italia ci son tante volpi e pochi leoni”. Intendeva dire che il mercato italiano è piccolo e molto frammentato, ci sono moltissimi piccoli compratori, mancano i grandi collezionisti e le grandi gallerie (a parte De Carlo, Continua e poche altre). Mentre a New York ci sono un’infinità di collezionisti dalle incredibili possibilità economiche da un lato, e dall’altro artisti da tutto il mondo che vengono a qui per competere tra i migliori.

    Proprio su quest’ultimo punto, cosa spiega secondo voi la grande concentrazione di giovani artisti?

    V.R. - Non scordiamo il ruolo delle università! Tutti gli anni queste scuole d’eccellenza sfornano centinaia di giovani interessantissimi. Gli open studio delle School of Arts sono degli eventi davvero rilevanti per i tecnici del settore. Ritengo che l’arte italiana sia fenomenale, abbiamo artisti straordinari, ma negli Stati Uniti ci sono le strutture idonee a dargli la visibilità e il network di cui i giovani artisti hanno bisogno. Di conseguenza noi, gli attori del mercato, abbiamo più facilità a trovarli. In Italia invece sono abbandonati a se stessi…

    Quali sono le peculiarità e le criticità economiche della formula “itinerante”?

    L.F. - Quando partecipi a eventi, il costo più consistente sono i trasporti. E anche dal punto di vista operativo, la logistica a volte è l’ostacolo tecnico più duro da superare: immaginate quando si deve trasportare certe sculture o installazioni molto complesse… Per fronteggiare questo problema cerchiamo il più possibile di sfruttare opere di artisti già presenti in loco. Ad esempio, per un evento in Italia cerchiamo di presentare un pacchetto di artisti principalmente italiani. Così facendo, non solo abbassiamo i costi di trasporto, ma presentiamo anche artisti probabilmente già noti al mercato locale, e questo sicuramente aumenta sia le vendite sia l’interesse generale.

    D’altro lato, sempre in termini di costi, se dovessimo sostenere le spese relative ad una galleria, intendo uno spazio per l’esposizione, non potremmo sicuramente dare così tanto in fase di realizzazione degli eventi.

    Nella scelta degli artisti da portare ad un evento o una fiera, quanto dovete tenere in considerazione le caratteristiche del mercato e della cultura del paese in cui esporrete? In altri termini, ritenete il mercato dell’arte contemporanea un mercato globalizzato?

    L.F. - Noi ci confrontiamo con un pubblico sempre differente e questo implica scelte curatoriali diverse. Oltre a questioni legate al mercato nazionale, ci sono in gioco anche fattori culturali che, se non tenuti in considerazione, posso determinare l’insuccesso di un’esposizione o l’annullamento delle vendite. Posso dire con convinzione che la globalizzazione non è un concetto assoluto nei mercati dell’arte. Ecco un bell’esempio: quando abbiamo portato Patrick Jacobs alla Strozzina di Firenze è piaciuto molto, ma nessuno ci ha nemmeno chiesto il prezzo dei suoi lavori. Il motivo è semplice: le sue opere devono essere installate direttamente nella parete; in Italia gli edifici hanno generalmente mura larghe e antiche, e nessuno si metterebbe a sfondarle per inserirci un’opera d’arte. Negli Stati Uniti invece è comune avere pareti di materiali più leggeri come il cartongesso, ecco perché qui Jacobs si vende molto bene. 

    E per quel che riguarda il mercato? Come lo gestite?

    V.R. - Questo è il vero punto di domanda: come fa il compratore a seguire i nostri movimenti? Sicuramente non avremo mai il classico rapporto del collezionista che ci viene a trovare in galleria. Noi li incontriamo in tutto il mondo i nostri clienti: Giappone, Germania, Italia, Messico, Stati Uniti, proprio perché ci siamo sempre spostati molto. Se avremo le risorse necessarie, non escludiamo di aprire uno spazio a New York tra qualche anno, così potremo finalmente sviluppare il collezionismo locale.

    Circa 10 apparizioni all’anno non sono così tante per dare forza al nome di Pool NYC. Come riuscite a compensare, in termini d’immagine, il vuoto lasciato dall’assenza di una sede fisica? Il marketing può bastare?

    V.R. - È vero che la pubblicità aiuta, ma ricordiamoci che abbiamo aperto da due anni e siamo ancora giovani. Nel mondo dell’arte ci vuole pazienza. Non ha senso farsi pubblicità altisonanti come se si fosse la Gagosian Gallery, quando tutti sanno che non lo sei. Ti devi costruire con calma lavorando bene con artisti di valore. Non puoi puntare solo sulla comunicazione per bruciare le tappe… può aiutare, ma meno che in altri settori.

    Qual è il vostro criterio di selezione degli artisti?

    L.F. - I nostri sono artisti giovani, con un mercato che va dai 1200$ ai 20000$. La nostra selezione s’impernia attorno a due caposaldi: maturità e novità. Siamo aperti a tutti i media: oggi l’arte è multimediale ed interdisciplinare, non ha senso chiudersi gli orizzonti. Abbiamo recentemente incontrato un artista austriaco di trent’anni, Martin Roth, che crea dei “prati domestici” facendo crescere l’erba su tappeti persiani. Dovrei forse precludermi la possibilità di lavorare con un soggetto così interessante e divertente? Questa non è ovviamente una scelta commerciale…non so quanti compreranno un tappeto con l’erba, ma a noi alla fine diverte anche far cultura!

    Dunque vi tirate fuori dal concetto di galleria commerciale?

    L.F. - La galleria deve essere commerciale, ci tengo a sottolinearlo. Noi non possiamo essere un museo. Dobbiamo sostenerci con le nostre forze quindi il commercio è fondamentale.

    Che significato ha la vendita?

    V.R. - La vendita da soddisfazione perché è un riscontro e perché aiuta economicamente la struttura, ma non è quella in sé la soddisfazione massima. Le vere gratificazioni sono ad esempio la vendita ai musei. Patrick Jacobs è in collezione permanente al Museum of Arts & Design di New York e questo è ovviamente motivo di orgoglio immenso.

    Ad ogni modo, in questa città ci sono dei collezionisti davvero raffinati, colti ed esperti (a volte più dei galleristi), e quando vendi a loro, la vendita diventa un “indirizzo” prezioso per il nostro lavoro, non significa solo che l’artista ha mercato. Alla vendita poi corrisponde l’interesse dei curatori, è tutto collegato…

    Quanto vi sta a cuore la promozione di artisti italiani?

    V.R. – Non abbiamo fatto della promozione degli italiani una “mission” perché volgiamo avere un respiro internazionale e non precluderci nulla. Detto questo, abbiamo due artisti italiani che seguiamo con grande passione: una è Gaia Carboni, l’altro è un eccentrico ceramista di Imola, Andrea Salvatori, che sarà esposto a San Sepolcro e avrà una personale al Museo di Imola. Lo abbiamo conosciuto quando ancora era un garzone in uno studio, ci son piaciute le sue opere e lo abbiamo cresciuto noi. Per questo per noi gli artisti sono come dei figli!

    L.F. - No, beh, direi piuttosto che sono come dei calciatori! Con la differenza che i calciatori amano il loro presidente, loro invece hanno paura di esser fregati da noi!

    La distanza fisica crea problemi nella gestione della relazione con gli artisti?

    L.F. - I problemi che abbiamo noi sono gli stessi delle normali gallerie. Per ora siamo soddisfatti del rapporto che abbiamo stabilito con loro: gli artisti sono entusiasti di lavorare con noi perché facciamo fiere internazionali di buon livello. Altro punto di forza nel rapporto con gli artisti è la nostra capacità di montare le mostre anche in luoghi che non sono mai stati adibiti a mostra. Ad esempio a Londra per Patrick Jacobs abbiamo trasformato un ufficio in una galleria. Apprezzano molto la nostra capacità di interpretare gli ambienti, è stimolate per loro.  

    Salutiamo e ringraziamo Viola e Luigi che si rimettono al lavoro per l’organizzazione del prossimo “viaggio”. Pool NYC sarà prossimamente a Città del Messico, dal 16 aprile al 4 maggio; i lavori di Gaia Carboni, Patrick Jacobs, and Martin Roth saranno esposti in un’altra location davvero particolare: la Borsa Valori. In questa mostra, “Organic Intuitions”, sarà messo a confronto l’approccio di tre diversi artisti, con differenti tecniche e media, nel relazionarsi con la Natura e con l’ambiente.

    Si ringrazia Vittorio Calabrese per la collaborazione nella realizzazione dell’intervista.

  • Facts & Stories

    “Change the World,” an Italian project at the United Nations

    The Diplomatici Association from Catania, Italy, is the first non-American and non-UN affiliated association to ever organize a Model UN, a simulation of the United Nations’ negotiation activities. A thousand university and high school students from all over the world are in New York for the “Change the World Model United Nations,” taking place from March 29 to April 1 at the UN Headquarters. 

    600 Italian students are participating in the event,150 of which come from Sicily.  193 UN Member States are represented in the “diplomatic game,” and the focus of the simulation is the relationship between renewable energy and human rights.

    The Diplomatici Association is an educational organization composed of university and high school students and teachers, and of young professionals. It manages the participation of Italian students to the Model UN and it’s the only European educational organization to be accredited for middle school, high school and university level simulation projects. 

    Founded in 2000 in Catania and originally managing only the participation to the diplomatic games of students from Catania University, Diplomatici currently operates all over Italy. This event is extremely important for the association that, after twelve years of intense activity, was able to bring so many Italian students to the United Nations’ General Assembly Hall.

    Since 2009, Diplomatici works in association with United Nations Association of the United States of America, the most important American association organizing MUNs. 

    MUNs are organized to promote and raise awareness among the younger generations of the main international affairs issues the United Nations deals with everyday. They are an occasion for diplomats-to-be to get acquainted with the functioning mechanisms of the UN, learning about the procedures and technicalities the diplomats observe while negotiating.

    MUNs are really a hands-on training experience for the students that wish to pursue a career in the United Nations’ system: each student plays the role of a delegate from one of the United Nations’ member states and has to defend the position of the assigned country, write resolutions and negotiate with the delegates from other states in order to reach shared consensus on the issues promoted, and possibly have his resolution voted and adopted by the Assembly.

    There are no losers or winners in a MUN. The simulation is not a competition, but an occasion to develop relational and problem solving skills while practicing team working. 

    i-Italy attended the opening ceremony for the “Change the World Model United Nations,” gathering the impressions of the participating Italian students.
    The ceremony was held in the United Nations’ General Assembly Hall and it was attended by Italy’s Ambassador to the United Nations Cesare Maria Ragaglini, by NATO Coroner Daniele Cucchi, by Amy Ruggiero from the Education Programs Division of United Nations Association of United States of America, by Claudio Corbino, president of the Diplomatici Association and by Salvatore Carrubba, journalist and president of the association’s International Board.

    The students were all very excited, and the vast majority of them had never been into the UN Headquarters before. The most senior students were third or fourth year college students of Law, Political Science and International Relations. The Economics, Philosophy and Foreign Languages students were also numerous. The high school students participating in the simulations came from different backgrounds, and they share an interest in the diplomacy-related study fields.

    All of the participants were well prepared on the history and activities of the United Nations Organization – also thanks to the intensive training program organized by Diplomatici to put the participants in the condition to do their best during the simulation -- and their questions to the guest speakers of the event were very precise and pertinent. The students were curious about international law and economy issues, about foreign policy issues and especially about the stage of the negotiations for a reform of the UN.

    Many of the students consider the experience as a chance to gather more information on the world of diplomacy, and to get a sense of how well it would suit them as a career path. 

    Ambassador Ragaglini invited the students to be tenacious in their determination to become diplomats: “Never give up and keep studying. A career in diplomacy is tough but it can be very rewarding. You should never get discouraged: if you aim for a career at the UN, your efforts will get you there sooner or later.”

    The floor was then passed to Diego Cimino, 21-years old Law student playing the UN Secretary General’s role in the simulation, who officially opened the works of the “Change the World Model United Nations.”  

     

  • Fatti e Storie

    “Change the World”, un progetto italiano alle Nazioni Unite

    L’associazione catanese “Diplomatici” entra nella storia delle Nazioni Unite come primo ente non americano e non direttamente collegato all’ONU ad organizzare un Model UN, vale a dire una simulazione di processi diplomatici.
     

    Un migliaio di studenti universitari e delle scuole superiori hanno raggiunto New York per dar vita al “Change the World Model United Nations”, che ha luogo tra il 29 marzo e l’1 aprile. I partecipanti italiani sono i più numerosi al Palazzo di Vetro, ben seicento, di cui centocinquanta dalla Sicilia.

    193 stati membri delle UN vengono rappresentati durante questo particolare “diplomatic game”, che ha come tema centrale il rapporto tra energie rinnovabili e diritti umani.

    Diplomatici è una scuola di formazione costituita da studenti (universitari e di scuole superiori), docenti e giovani professionisti. Cura e gestisce la partecipazione degli studenti italiani ai Model United Nations ed è l’unico ente di formazione europeo ad essere accreditato per i progetti delle scuole medie inferiori, scuole superiori ed università.

    Nata nel 2000 a Catania, e affermatasi da prima come esperienza legata esclusivamente all’ ateneo catanese, è oggi presente su tutto il territorio nazionale e gode del patrocinio di prestigiose istituzioni accademiche e scolastiche.

    Il 29 marzo 2012 è una data che rimarrà nella memoria di Diplomatici per lungo tempo: presentare un evento di tale importanza al Palazzo di Vetro, in una Sala dell’Assemblea Generale gremita di giovani (in maggioranza italiani), è un meraviglioso coronamento di un sogno e di un percorso professionale lungo dodici anni.

    Dal 2009 l’associazione opera in convenzione esclusiva per l’Italia con il più importante e prestigioso tra gli enti organizzatori di MUN: la United Nations Association of the United States of America (UNA USA).

    Per chi non fosse esperto riguardo al circuito UN, i Model United Nations (MUN, in italiano “Simulazione ONU”) sono eventi organizzati con lo scopo di favorire la comprensione da parte dei giovani dei problemi del mondo e della politica internazionale. Sono un occasione per gli aspiranti diplomatici o per chi fosse interessato a lavorare nelle organizzazioni internazionali, di toccare con mano le dinamiche tipiche di queste professioni. Per questo i MUN riproducono esattamente i processi interni delle discussioni dell’ONU. Ogni partecipante assume il ruolo di delegato di un Paese membro delle Nazione Unite e deve rappresentare le posizioni del proprio paese, scrivere risoluzioni e, confrontandosi con gli altri paesi membri attraverso il dibattito e il voto, cercare soluzioni ai problemi mondiali.

    E’ importante specificare che il MUN non è da intendersi come un Business Game, non ci sono vincitori, è invece un’occasione unica per relazionarsi con le diversità, per sviluppare capacità di problem solving, per imparare ad ascoltare l’altro e saper scendere a compromessi. In poche parole, una grande palestra di diplomazia.

    I-Italy ha raccolto la testimonianza dei giovani italiani presenti alla cerimonia di apertura dell’evento, tenutasi nella sala dell’Assemblea Generale, in cui sono intervenuti l’ambasciatore italiano all’Onu, Cesare Ragaglini, il colonnello Daniele Cucchi, program support division leader NATO medium extended Air Defense Management Agency, Amy Ruggiero, responsabile dell’Education Programs della United Nations Association of United States of America (UNA Usa), Claudio Corbino, presidente dell’associazione Diplomatici e Salvatore Carrubba, giornalista e presidente dell'international board dell'associazione.

    Studenti del liceo e universitari, accomunati dalla voglia di calarsi per alcuni giorni nelle vesti di diplomatici alle prese con problematiche di politica internazionale. Tra i più “anziani” ci sono in maggioranza studenti del terzo e quarto anno di diritto, relazioni internazionali e scienze politiche, ma non mancano universitari di economia, filosofia e lingue. I più giovani invece, i liceali, vengo da scuole superiori di vario tipo.

    Tutti molto preparati riguardo alla realtà ONU, lo si capisce dalle tante domande puntuali e pertinenti rivolte all’ambasciatore al termine della cerimonia d’apertura. Tutt’altro che intimiditi dal prestigioso contesto, hanno interrogato i relatori riguardo a tematiche di diritto internazionale, economia, politica estera, e sulle riforme del Sistema UN.

    La stragrande maggioranza di loro non era mai entrata negli Headquarters delle Nazioni Unite e l’emozione era palpabile. Alcuni di questi ragazzi sognano da anni di lavorare all’ONU e per loro questa è un’occasione eccezionale per avvicinarsi a questo mondo e conoscerne le peculiarità. Altri sono invece alla ricerca di conferme sul mondo delle organizzazioni internazionali, vogliono capire se è un tipo di ambiente professionale in cui si troverebbero bene in un futuro non così lontano.

    Sicuramente quest’esperienza è vissuta da molti anche come una sfida personale: il “challenge” proposto da Diplomatici è interessante e decisamente impegnativo. Gli studenti hanno infatti seguito un training specifico che li ha preparati all’evento e inseguito hanno studiato e si sono preparati per rappresentare la nazione loro assegnata. La tematica del rapporto tra energie rinnovabili e diritti umani è un nervo scoperto nelle questioni di politica internazionale del nuovo millennio, sarà dunque interessante vedere quali riflessioni e proposte nasceranno da un pool di studenti tanto giovani e dai profili così diversificati tra loro.

    “Vedervi qui è uno spettacolo bellissimo” afferma quasi commosso l’ambasciatore italiano
    all’ONU Cesare Ragaglini. Interpretando con sensibilità lo spirito sognante e pieno di aspirazioni di molti dei giovani che gli stavano davanti, li ha invitati alla tenacia e alla determinazione: “Non arrendetevi mai, continuate a studiare duramente e a coltivare i vostri sogni. La carriera diplomatica potrà darvi grandi soddisfazioni, non fatevi scoraggiare dalle difficoltà, se è alle Nazioni Unite che volete arrivare, con i vostri sforzi ce la farete”.

    “Posso finalmente dichiarare aperto il Change the World Model!” ha esclamato al termine della cerimonia dal podio Diego Cimino, studente di giurisprudenza di ventuno anni che durante la simulazione avrà il l’importante ruolo di Segretario Generale dell’ONU.

  • Arte e Cultura

    Armory Show, Volta NY, Scope e Independent. I volti Italiani

    La quattordicesima edizione dell’Armory Show ha visto un numero ridotto di gallerie rispetto agli anni passati, e in proporzione un numero anche minore di gallerie europee. Tutto ciò ha dato grande rilevanza alla partecipazione delle sei gallerie italiane, divise tra i due padiglioni Pier 94 (Armory Show – Contemporary) e Pier 92 (Armory Show – Modern). A giudicare dalla soddisfazione generalmente riscontrata tra gli espositori italiani, possiamo dire che il tricolore gode ancora di una certa autorità nei contesti artistici internazionali.

    Uno dei booth più apprezzati è stato quello della Cardi Black Box (Milano). Edoardo Osculati ci spiega che “per l’occasione, è stato riadattato un lavoro di Richard Woods al fine di creare un pavimento dalle forti tinte cromatiche che, affiancato alle opere, realizzasse questo interessante gioco di geometrie”.
     

    In primo piano c’erano i lavori di Flavio Favelli (44 anni): riprendendo cartelloni di film a luci a rosse anni settanta, ha realizzato una serie di “collage” con riferimenti erotici dal gusto decisamente retrò.

    Quarta partecipazione consecutiva all’Armory Show per la galleria romana MONITOR. Abbiamo incontrato la giovane direttrice, Paola Capata: “La promozione di giovani artisti italiani è un punto fermo della nostra attività, e questo è rispecchiato dalla scelta degli artisti portati qui a New York. Nico Vascellari è uno dei talenti su cui abbiamo puntato molto in questi anni, ed è stato dunque proposto anche in questa edizione dell’Armory Show. C’è la new entry Tomaso De Luca, 24 anni, nostra nuova scommessa, e Ian Tweedy, artista dalla formazione tutta italiana che oggi rappresenta uno dei nomi più significativi di MONITOR.”

    La “mission” della Lorcan O'Neill Gallery (Roma) è di promuovere artisti inglesi all’estero. All’Armory Show il lavoro cui è stato dato maggior risalto è “Search” di Kiki Smith, ma Locarn O’Neill, intervistato da Artribune, ha sottolineato l’ottimo riscontro ottenuto dal loro artista italiano Pietro Ruffo, presentato nell’ambito del progetto dedicato ai talenti emergenti. 

    Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. di Bologna, l’unica italiana presso Armory Show - Modern, ha presentato le opere più rappresentative della propria selezione. Il corpo centrale dello stand è stato dedicato a Morandi, pittore per la cui collezione G.A.M. è famosa in tutto mondo. Tutto intorno sono stati esposti pezzi da museo di altri artisti di primissimo livello come Léger, Severini, Fontana, De Chirico, Clavé e Matta. 

    Volta NY è stato uno degli eventi più importanti ed apprezzati tra quelli associati all’Armory Show. L’esposizione di quest’anno prevedeva l’allestimento di stand dedicati ad un solo artista emergente. Negli anni, questo appuntamento ha guadagnato grande autorevolezza e non sembra sia più percepito come un evento secondario né dal pubblico, entusiasta, né dai galleristi, che non rimpiangono poi molto i Piers dell’Armory Show.

    Abbiamo incontrato The Pool NYC, un’interessante realtà tutta italiana nata nel 2009. Pool NYC ha scelto di non avere uno spazio espositivo fisso, al contrario è sempre in movimento tra i maggiori eventi d’arte contemporanea del mondo.

    L’innovativa formula della “galleria itinerante” gli permette di concentrare tutte le energie sulla scelta strategica delle fiere a cui partecipare, andando a caccia delle piazze più interessanti per aprire il mercato dei loro artisti. A Volta NY hanno avuto grande successo con le opere di Patrick Jacobs. Molti visitatori si sono avvicendati incuriositi per spiare attraverso le piccole lenti rotonde applicate direttamente sulla parete: guardando all’interno di questi piccoli “oblò” si viene trasportati in un ambiente tridimensionale, visioni domestiche o paesaggi naturali, in cui siamo cullati dalle affascinanti distorsioni ottiche create della lente.

    “Sono convinto che Domenico Piccolo sia tra i quattro o cinque artisti che nel giro di pochi anni potrebbero diventare “il nuovo grande pittore italiano””. Federico Bianchi, direttore di Federico Bianchi Art Gallery (Milano), crede fermamente nel suo artista. Il repertorio di soggetti di Piccolo nasce da un vasto archivio d’immagini ritraenti momenti di disagio fisico o psicologico, di emarginazione o solitudine. Continua a spiegarci Federico Bianchi: “Un aspetto fondamentale di Domenico Piccolo è la sperimentazione di tecniche e materiali del tutto insolite. Troviamo opere dipinte addirittura su acetati e carta da pesce!”

    Un’installazione sonora site-specific molto particolare arriva da Genova con Guidi&Schoen Arte Contemporanea. Gli autori Roberto Pugliese e Tamara Repetto hanno predisposto un microfono applicato nello spazio di Volta NY che registrava i suoni dell’ambiente circostante, mentre un software creato ad hoc li rielaborava e li traduceva in suoni dalle medesime frequenze. Il risultato sonoro veniva trasmesso da un “soundsystem” composto da settanta sfere di vetro sospese nel vuoto, ciascuna delle quali contiene uno speaker. L’effetto finale è davvero scenico: i corpi trasparenti sorretti a diverse altezze, tutti diversi l’uno dall’altro, hanno un aspetto quasi etereo, trasmettono un senso di leggerezza e rarefazione. Attraverso il processo di rielaborazione dei suoni, la galleria stessa e il suo pubblico diventano parte dell’opera.

    E’ sempre bello ascoltare un gallerista quando parla di un suo artista come se fosse suo figlio. E’ il caso di Massimiliano Rocca della Magrorocca (Milano) che da anni ha l’esclusiva su Francesco Merletti, pittore italiano di quarantacinque anni che ha ormai raggiunto la piena maturità artistica. Il pubblico di New York lo ha molto valorizzato e fin dai primi giorni ci sono state vendite importanti. Le opere di Merletti sono caratterizzate da una forte teatralità, figure anni trenta appartenenti ad un immaginario tipicamente italiano, anche se non è difficile scorgere un tocco di freddezza nordica negli occhi della modella fiamminga che è diventata il soggetto fisso dell’artista. Scelta rischiosa quella di lavorare sempre con la stessa “musa”, ma che ha funzionato perfettamente grazie alla capacità dell’artista di reinterpretarla in modo sempre diverso, con il risultato finale di averne creato un icona. 

    Larmgalleri (Copenhagen) ha esposto Nicola Samorì, pittore e scultore che merita decisamente spazio in questo racconto dell’arte italiana nel weekend dell’Armory Show. Il lavoro di Samorì è un forte richiamo all’arte Italiana del diciassettesimo secolo: l’artista ricrea nature morte, ritratti e paesaggi secondo lo stile dell’epoca e poi rovina di proposito la superfice dei quadri con tagli, colpi di colore e uso di solventi. L’artista dà così vita ad un processo di negazione delle rappresentazioni classiche e di tematizzazione dei suoi stessi dipinti.
     

    Complimenti a Margherita Berloni, che a soli ventisette anni è fondatrice e co-direttrice di EB&Flow. Dopo un master in Art Business presso Sotheby’s, Margherita e il suo attuale socio Nathan Engelbrecht sono scesi in campo e hanno aperto la loro galleria a Londra. EB&Flow si distingue per presentarsi come un centro di promozione di nuovi artisti, ma soprattutto per il tentativo di fornire ai giovani i mezzi e le strutture per poter lavorare e crescere professionalmente. A Volta NY hanno presentato Alinka Echeverrìa, artista di trentuno anni le cui fotografie e video sono un interessante punto d’incontro tra arte e documentario.
     

    C’è addirittura chi ha preferito gli ambienti più raccolti di Scope e Independent rispetto ai dispersivi padiglioni dell’Armory Show. Scope ha strategicamente posizionato il padiglione a due isolati dai Piers, portando una grande affluenza di pubblico alle sessanta gallerie invitate. Independent, alla sua terza edizione, ha creato un allestimento del tutto simile a una galleria (non a caso era a Chelsea) riscuotendo molto successo tra coloro che si sono stancati in fretta dei tipici booth delle fiere d’arte. Anche qui le gallerie italiane hanno avuto ottimi riscontri.
     

    Alla loro quinta presenza a Scope, Gagliardi Art System ha ricevuto moltissimi complimenti per il lavoro di Ralf Kaspers. La galleria torinese non è solita presentare fotografi “puri”, ma quest’anno ha puntato tutto su questo artista per il quale a Torino hanno allestito una personale. Una fotografia su tutte ha colpito il pubblico newyorkese: “Summerland V”. Di fronte a questa grande opera (formato 200 x 345 cm) lo spettatore rimane quasi disorientato dalla mancanza di riferimenti. Si riconoscono solo delle figure umane immerse in un profondo azzurro. Non è cielo, non è mare, è solo acqua, una grande onda completamente decontestualizzata, quasi bidimensionale, che crea un’atmosfera mistica e onirica.

    “Mancavamo negli Stati Uniti dal 2008, a causa della crisi avevamo ritenuto giusto distaccarci per un po’ dal mercato americano. Quest’anno Scope ha fortemente richiesto la nostra presenza, ci ha fatto un’ottima offerta e messo a disposizione il booth all’ingresso del padiglione”, queste le parole di Daniela Barbieri, galleria The Flat – Massimo Carasi (Milano). Daniela ci ha presentato il lavoro di Guido Bagini che, tra gli artisti italiani proposti da The Flat, è forse quello che ha avuto più successo: “Il lavoro di Bagini è particolarmente adatto al mercato americano. Utilizza un’interessante tecnica di smalto lucido su cartone per le sue rappresentazioni di paesaggi e architetture”. Si caratterizza per forte geometria e razionalità, e al tempo stesso ci sono astrazione e richiami a dimensioni surreali. Accanto a lui The Flat espone Greta Frau e Cristiano De Gaetano, confermando l’intento di voler promuovere gli artisti italiani nelle fiere internazionali.

    L’unica italiana a Independent è stata Galleria Giò Marconi. Ha presentato un lavoro di Rosa Barba che testimonia la capacità dell’artista italiana di spaziare tra vari media (scultura, video,  installazioni). L’opera presentata a New York appartiene a uno dei filoni di opere più caratteristici di Rosa Barba, vale a dire la composizione di installazioni con l’utilizzo di proiettori, pellicola ed altre attrezzature cinematografiche.

  • Art & Culture

    Gioni and Cattelan: an Italian "Family Business"

    Last Thursday, regardless of the rain, contemporary art followers in New York gathered at Family Business for the opening of “The Virgins Show.” 

    Hosted in the front space of the Anna Kunstera Gallery in Chelsea, Family Business is a 100-square-foot exhibition space jointly ran by Maurizio Cattelan and Massimiliano Gioni.

    The highly anticipated event was extremely successful: the mini-gallery was packed with guests until late evening.

    It’s not the first time that Cattelan and Gioni team up in a curatorial initiative. Between 2002 and 2005 they ran together Wrong Gallery in New York, and are aiming to bring that same collective experience to their new venture at Family Business. 
     

    The opening of Family Business comes at a very particular time in both the artists’ careers.

    For Cattelan, it doesn’t just represent the first project after his retirement, but a return to the New York scene after his recent retrospective at the Guggenheim Museum, “All.” Gioni, on the other hand, was recently nominated as the curator of the next Venice Biennale

    Marilyn Minter, curator of “The Virgins Show,” decided to feature young artists – the “virgins,” whom had never exhibited their artworks in NYC before – alongside well established artists such as Laurel Nakadate and Kate Gilmore, referred to as “born-again virgins” in the show.

    The idea of  “virginity” perfectly represents Family Business’ concept: an experimental platform dedicated to the promotion of emerging talents. In the words of the curator, the gallery will be “a place where friends and enemies are invited to present the works of artists they support and projects they believe in.” With Family Business, Cattelan and Gioni aim at not creating yet another art gallery around the High Line. No artwork will be sold at the gallery. It is important to highlight the non-profit nature of the project, which is particularly meaningful when we consider that the gallery is located in the heart of Chelsea, one of the most important international centers of the art market. 

    It is too early to argue what the role Family Business will be on the contemporary arts scene in New York, but giving an unprecedented visibility to unknown artists the gallery is already responsible of making something extremely remarkable happen. 

    In a moment such as this, when the image of Italy is being reshaped and updated, it’s hard for Italians not to pride themselves of Cattelan and Gioni’s attempt at leading such an interesting and cutting edge artistic project.