Articles by: Alberto Caruana

  • Facts & Stories

    Google Doodle for Pavarotti


    From California with its unmistakable style Google pays a tribute to the great Italian tenor Luciano Pavarotti. The singer passed away on September 6th at his Modena  estate after a long fight against a pancreatic tumor. October 12th would have been his 72nd birthday.



    As a tribute to the "Maestro" the company created by Larry Page and Sergey Brin restyled for a day their "Google Doodle": the letter "l" was replaced by Big Luciano singing while holding his legendary white handkerchief.

     

    A mouse-click on the logo led to millions of pages about the man that wanted to be remembered simply as "an opera singer". With this tribute Google probably allowed many people to discover something about the most loved tenor in the history of modern opera.

    Try it now!

     

     

     

  • Life & People

    Una stella nell'universo dei campioni


    Parliamo di giovani italoamericani., di giovani promesse nello sport.

    Cominciamo con Andrei Howe Besozzi. In molti lo definiscono l’erede di Carl Lewis: postura; velocità; grinta. Il talento è giovane e a parere degli addetti ai lavori le potenzialità per migliorare sono tante: il bilancio tra velocità di corsa e stacco e l’ancora acerba tecnica di volo ne sono un esempio.

    Ventidue anni,talento indiscusso e vanto dell’atletica leggera italiana.

    Italia e America, entrambi i Paesi sono nel cuore di questo campione..

    Nato a Los Angeles il 12 maggio del 1985, figlio di Renée Felton, ex ostacolista statunitense, e di Andrew Howe Sr., calciatore americano di origini tedesche.

    La coppia si separò quando il bambino aveva 18 mesi e Renée si risposò nel 1990 con Ugo Besozzi, trasferendosi a Rieti. Qui Andrew divenne italiano a tutti gli effetti. Il ragazzo che è oggi.

    Reduce dalle competizione dei Campionati del Mondo di Atletica Leggera conclusasi il mese scorso ad Osaka, si gode il meritato riposo dopo una lunga stagione alla ricerca del salto che gli desse la visibilità da lui attesa e dall’Italia tutta augurata.


    Il volo nella pedana asiatica a 8,47 m lo ha portato alla ribalta mondiale e gli ha permesso di conquistare il record italiano - sino ad allora appartenuto a Giovanni Evangelisti – in una gara dove i colpi di scena non sono mancati e in cui Andrew ha dimostrato le sue doti atletiche.

    Besozzi ha tutte le credenziali per superare il record del Mondo di Mike Powell e, perché no, essere il primo uomo a superare il muro dei 9 metri.

    Ad Osaka è arrivata la medaglia d’argento. Vane le sue grida di sfogo e i suoi tentativi di intimidazione agonistica dopo il grande salto - l’oro è appeso nella bacheca di Irving Saladino, panamense, soprannominato “El Canguro”, che si è aggiudicato il titolo con un salto di 8 metri e 57 cm -.

    Ai microfoni Rai, ride e spiega il perché di quelle urla in lingua inglese : “Avevo paura che mi uscisse qualche parola brutta in italiano!”.

    Italia e America. Per quanto attaccato profondamente ad entrambi i Paesi Andrew Howe si riconosce più nello stile di vita italiano. Racconta del suo “disagio” quando si trova negli Sati Uniti “la gente è sempre di corsa, sempre in auto o in metropolitana, come fanno a vivere così? Non sono tipo da fast food e hamburger, preferisco i bucatini alla amatriciana! ”.

  • Facts & Stories

    Nobel per la medicina. Italiano, americano o italoamericano?


    “E’ Italiano il Nobel per la medicina”. Non per il New York Times il quale titola i propri articoli con “Two Americans won the Nobel Pride”. Poi ovviamente America Oggi lo definisce “italoamericano”.

    Un siparietto che vede la stampa italiana e americana e i rispettivi Paesi in competizione.

    L’oggetto del contendere, se così si può definire, è Mario Renato Capecchi, vincitore insieme allo statunitense Oliver Smithies e all’ inglese Martin J. Evans dell’ambito riconoscimento.

    Settanta anni, nato a Verona nel 1937 e trasferitosi all’età di nove anni nel Nuovo Continente. Mario Renato Capecchi, scienziato dell’ Università dello Utah in Salt Lake City, possiede entrambe le cittadinanze.

    Oggi l’ Italia se ne fa vanto, più o meno giustamente, e i titoli dei giornali sembrano non tenere conto della storia personale del neo Nobel alla Medicina.

    Orfano di padre, morto in guerra come pilota di aviazione, si imbarcò da Napoli nel 1946 con la madre Lucy Ramberg alla volta dell’America. Cresciuto nella periferia di Filadelfia, Capecchi conseguì la laurea in Chimica e Fisica presso l’ Antioch College di Yellow Springs in Ohio nel 1961. Sei anni più tardi, ultimò i suoi studi nella prestigiosa Università di Harvard con un Ph.D. in Biofisica.

    Da più di trenta anni la sua vita e la sua carriera professionale si svolge presso l’ Università dello Utah dove è docente nelle cattedre di Biologia, Scienze Oncologiche e Genetica, e dove ricopre la carica di Co-Direttore del Dipartimento di Genetica Umana.

    Pochi giorni fa il comitato del Premio Nobel dello Karolinska Institute di Stoccolma, gli ha conferito il Nobel alla Medicina , per onorare la sua carriera di ricercatore ma soprattutto la sua creazione di laboratorio: i topi geneticamente modificati, oggi utilizzati nei laboratori di tutto il mondo e cruciali per riprodurre e studiare le malattie umane, o ancora per sperimentare l'efficacia di nuovi farmaci.

    Una vita vissuta negli Stati Uniti. Dapprima per obbligo di sorte, successivamente per scelta e volontà.

    Ora in Italia si è pronti alla celebrazione di Capecchi: a Verona il Sindaco Flavio Tosi consegnerà le chiavi della città allo scienziato. Italiano sulla carta, Americano nella realtà.