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Giorgio Radicati ricorda quell'11 settembre a New York

Luca Delbello (December 06, 2011)
L'ex Console Generale d'Italia a New York Radicati racconta le emozioni provate durante il crollo delle Torri Gemelle e lo fa attraverso il suo ultimo libro, "11 settembre: Io c'ero"

"Grazie Giorgio non solo per questa testimonianza sugli eventi dell'11 settembre, ma soprattutto per il capitale di credibilità, di affetto, di simpatia, che hai saputo costruire attorno al Consolato in quei giorni, un capitale che ha permesso a tutti i tuoi successori, e sicuramente, a me, di svolgere il nostro ruolo di console generale qui in questa città, sapendo di poter contare sul sostegno della collettività italiana, italo-americana e delle autorità americane. Grazie di cuore da parte di tutti noi".

Con queste parole l’Ambasciatore Giorgio Radicati e' stato accolto nella gremita platea dal nuovo Console Generale in carica, Natalia Quintavalle, per la presentazione della sua ultima opera, il suo libro, fondamentale per lui per due motivi.
Per il contenuto, l’11 settembre, e per il luogo, quel consolato dove per anni si e' sentito a casa.

E' palpabile in sala la commozione e il sincero affetto che circondano il diplomatico, protagonista come console generale a New York di uno dei momenti più difficili della storia del Nuovo Continente. Presente tra il pubblico anche parte dello staff impegnato nei lavori di quei giorni.
 

Steve Acunto - console onario - gli ha consegnato qualche giorno prima in una serata di gala il premio “Bravo!” dalla Italian Academy Foundation per l’impegno profuso da Radicati nel consolidare i rapporti tra Italia e Stati Uniti. E' lui a presentare il libro dell'Ambasciatore, dieci anni dopo il tragico evento.

E’ un must-read: “L'approccio di Giorgio Radicati parte da tre punti di vista. Quello di un diplomatico, quello di un cittadino di New York e quello di un artista".
“Diplomatico perchè nel libro Radicati racconta le implicazioni, il modo in cui il mondo vede l'America dall'esterno. Poi parla di New York e lo attraverso gli occhi dell'artista.”

Giorgio Radicati infatti è anche un raffinato artista, durante l'attentato delle Torri Gemelle ha infatti dipinto diverse tele.

Tra gli ospiti prende la parola anche il capo dei vigili del fuoco al tempo degli eventi Daniel Nigro, il quale ha ha assunto la carica di chief del FDNY in seguito alla morte del suo predecessore Peter Ganci disperso sotto le macerie. Nigro ricorda la sensibilità di Radicati, il lavoro per aiutare le famiglie italiane ed italo-americane, il conforto e di come lui si sia sentito a casa nel Consolato italiano.

Radicati racconta di essersi subito reso conto di essere davanti a qualcosa di epocale e di sapere che avrebbe scritto un libro. Quando ha lasciato New York il libro era pronto nella sua testa e lentamente lo ha messo su carta.
 

Ha dovuto aspettare, visto soprattutto impegni istituzinali, anni per portarlo al termine.

“Nel libro – dice - ho tentato di mettere in luce la grande professionalità dello staff che avevo attorno, il senso di responsabilità assunto da ognuno di loro e il coraggio di affrontare la situazione i cui sviluppi non erano del tutto prevedibili”.
La platea ascolta anche il racconto di alcuni particolari, come il rischio di intossicazione per l’antrace, le maschere antigas mandate da Roma e le provviste di cibo che il Consolato ha ricevuto, sufficienti per sei mesi. “Si era in una situazione di guerra in pratica. Quello che accadeva fuori non era molto chiaro e anche la stampa non dava loro le giuste informazioni, perchè anche loro ignoravano cosa poteva accadere”.
 

Dalle parole di Radicati: “La sinergia tra entità istituzionali e le rappresentanze di questa città ha permesso di superare molte difficoltà, molti venivano in consolato a raccontare cosa accadeva nella strada. Fondamentali poi sono state le associazioni italo-americane, vere e proprie sentinelle”.
 

E ancora il senso dei quelle ore di quei giorni: “Ringrazio i medici italiani e italo-americani della città che dopo la tragedia fornivano notizie su coloro che erano stati ricoverati per cercare di individuarli. 4000 telefonate ricevute dal consolato in quei giorni, di persone scomparse, molte senza fondamento, e si ricevevano telefonate del Ministro degli Interni o della Salute. C'era il pericolo anche di dare troppe informazioni o di darle errate, c'era il rischio che l'unità di crisi di Roma potesse dare informazioni diverse da quelle del consolato. Inoltre molte altre cose sono scritte in maniera ordinata nel libro. Il Paese era isolato, nessuno poteva uscire nè entrare dal Paese per una settimana, dunque c'era uno stato di guerra".

E, parlando delle sue opere, di quelle tele su cui ha voluto fermare i ricordi per giorni e giorni, si sofferma e dice: “Ho smesso solo dopo aver accompagnato Riccardo Muti ed un gruppo di Musicisti a Ground Zero, dove in una commovente cerimonia hanno voluto rendere omaggio alle vittime con le note del Va Pensiero”

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